Art- (w)rite: scolpiti nella memoria

Prima di iniziare questa nuova scheda con le classica frase “Oggi presento le opere di”, ormai allegramente nota agli avvezzi frequentatori del gruppo Art-Trite e del blog Nea, vorrei spendere proprio due parole, assecondando la mia natura, sul protagonista delle riflessioni quotidiane: Roberto Mazzeo.

Roberto Mazzeo è un gai (giovane artista italiano) nato prinsenta anni fa a Tarmeno sul Fringe in provincia di Trapanto.

Fin da bambino, dimostra una certa inclinazione al funk-azzismo e, proprio per questo motivo, capisce perfettamente che l’arte sarà il suo mestiere.

Dopo aver fatto una faticosa e lunga gavetta su strani giornaletti in bianco e nero che incomprensibilmente leggeva all’incontrario, cioè dalla fine all’inizio (valli a capì ‘sti artisti, so’ tutti fori de capoccia) e aver speso gran parte delle sue preziose giornate davanti a un monitor trasmettente immagini velocizzate in rapida successione, si forma tecnicamente all’Accademia di Re Vega dove supera brillantemente gli esami di Poppura, Scemografia, Perequazione e Sculettarura con professori del calibro di Dottor Inferno, Mirko dei Beehive, Haran Banjo e Venusia.

Avanza così, nella sua carriera, sotto l’ala protettrice di niente popò di meno che il Cosmopavone che Roberto innalza a suo indiscusso mentore. Fintanto che quest’ultimo non scappi di nuovo attraverso l’intricata rete dello spazio tempo. E allora, gli toccherà ancora incastrare insieme ieri e domani per cercare di geo-localizzarlo.

L’unica consolazione è che durante il viaggio potrà finalmente sgranocchiare il gran filone d’oro.

La pubblicazione della sua tesi di Laura dal titolo “I componenti robotici e l’evoluzione dell’alabarda spaziale attraverso la pioggia fuoco” riscuote anche un discreto successo di pubblico che oggi, grazie all’avvincente lettura di tutti i passaggi meccanici della costruzione del mech, si riversa nostalgico e curioso nei locali che ospitano i suoi lavori.

Più tardi, si  dedica, senza sacrificio alcuno, alla creazione di un gruppo di lavoro fatto insieme di apparente  leggerezza del genere pop e banale quotidiano, una specie di fastfood artistico, in cui fermarsi a mangiare un hamburger russo imbottito col misterioso contenuto della scatoletta di Piero Manzoni, a mordicchiare un cubo di Rubik fritto con contorno di mattoncini l’ego in salamoia.

Questa assemblea di screanzati esecutori estetici si è autoproclamata regina incontrastata della scena e del mercato contemporanei, avanzando col vessillo Easypop.

Lascio al Mazzeo  in persona e alle sue vive parole, la spiegazione quel che va combinando con  la sua ricerca:

Sono un coacervo composito in cui convivono curiosità, gioco, ironia, spirito d’osservazione e passione per il mondo dell’arte. Il mio fare attualmente è concentrato su Easypop, uno strano progetto che, nato per sfida e per strane congiunzioni astrali, mi sta dando delle ottime soddisfazioni. Composto da me e da alcuni miei amici, che apportano le proprie peculiarità all’interno, è concepito come un open project, in cui, in base alle esigenze, si plasma per affrontare le nuove sfide artistiche.

Il termine Pop è ormai di uso familiare anche se è diventato oggi troppo generico. La Pop Art originaria ha subito nel tempo una trasformazione e quindi un’evoluzione. Easypop persegue proprio questo, e cioè il nostro è un tentativo di ricerca e di evoluzione.  Paradossi, rimandi ed omaggi alla storia dell’arte sono gli strumenti che ci permettono di generare nelle opere letture multiple. L’uso di parole nei dipinti, per noi è fondamentale per giocare ed ironizzare ma anche per rafforzare quel cortocircuito che ricerchiamo, tra la lettura immediata e giocosa dell’opera ed il senso celato che nasconde. Quindi la doppia lettura come stimolo alla riflessione.

Affiancato alla parola pop trovate il termine easy (facile, banale). In sostanza sta ad indicare il tentativo di raccontare in maniera semplice usando elementi popolari facili da leggere.

Il timbro utilizzato per rappresentarci, è sostanzialmente un logo-non logo, cioè un semplice smile ormai diventato di uso comune, che è apposto su ogni opera che realizziamo. Il simbolo assume di volta in volta un ruolo diverso nell’opera stessa. Può assumere la funzione di osservatore, come lo siamo noi quando guardiamo l’opera, oppure, in altri casi,  è il logo stesso che ci osserva, con quel sorriso un po’ beffardo. L’elemento surreale è fondamentale ed è presente in maniera evidente nella nostra ricerca.

 Art-Trite il gioco serioso che ho intrapreso all’inizio (agosto 2014) insieme ai primi amici. Costola di un esperimento di un evento artistico su Facebook è diventato un gruppo, credo, vantandomi e vantandoci, originale ed innovativo. L’esperimento Art-Trite mi è stato utilissimo finora per studiare le dinamiche sociali, mi offre spunti di riflessione che poi uso per concepire idee e opere. Approfitto dell’occasione per ringraziare tutti gli art-triters vecchi e nuovi per la loro assidua presenza e voglia di confronto.

Estratto dal sito “Parlare d’altro“, intervista completa al link: http://parlaredaltro.it/index.php/2016/03/27/easypop-intervista-roberto-mazzeo/

Dopo questo breve e surreale excursus  nelle informazioni biografiche, che Roberto non mi ha mai svelato, occorre ricomporci un pochino e analizzare attentamente il suo lavoro.

Questo progetto personale si può formalmente dividere in tre momenti ben sviluppati e autonomi l’uno dall’altro, seppur fortemente compenetrati l’uno nell’altro, esattamente come la famosa bambolina russa: ogni pezzo racchiude e svela in sé quello precedente e il precedente contiene in germe quello successivo.

1-Heroes

2-Carte

3- Easypop

 Heroes è, a tutti gli effetti, una serie di ritratti dei protagonisti degli anime.

I volti sbavati, presi in primo piano, sono gestuali e materici.

Le figure cercano di delinearsi nel volume attraverso il volume della pittura come se tentassero di riemergere con prepotenza dal denso marasma omborso e confuso dei ricordi infantili.

Non solo, i contorni indefiniti e sfuggenti marcano fortemente il disagio contemporaneo di un’intera generazione che nei cartoons, in particolare giapponesi, aveva trovato tutti gli idoli che nella realtà sono di fatto respinti e contestati.

Un brusco risveglio, in definitiva, sottolineato dalla cancellazione dell’attributo Eroi  (Heroes) sotto ogni immagine.

In Carte, Mazzeo affronta impavido un ancora più audace viaggio indietro nel tempo.

Si tratta di una rivisitazione della statuaria classica occidentale in chiave pop orientale, sempre aprendo il polveroso archivio di quelle immagini e di quell’immaginario che ha fortemente influenzato le generazioni di creativi nate dalla fine degli anni settanta in poi.

Il punto di riferimento per eccellenza è indubbiamente il Maestro del manga, Go Nagai, il quale ha  dovuto tuffarsi egli stesso a capofitto nella mitologia antica greco-romana per  trarre utili spunti per i suoi megarobots d’acciaio e dimostrare, così, che la fantasia non è invenzione tout-court ma trasformazione di ciò che è già esistente.

E’ questo il modo in cui Roberto vuole rendergli omaggio, tributandogli una preziosa restituzione: un gioco di specchi riflessi nel mezzo dei quali si svolgono insieme le vicende umane e quelle fantastiche.

Ciò che amo particolarmente di questo artista è l’approccio tipico dell’arte classica nel ritrarre i moderni semidei. Partendo dalla messa in scena dell’incontro tra Apollo e Dafne, dall’abbraccio delle tre Grazie, dall’avvinghiato ratto di Proserpina, Roberto accende letteralmente i riflettori sulle vicissitudini dell’eroe contemporaneo, anch’esse intrecciate, ieri come oggi e oggi come sempre, intorno al simbolo.

Lungo un percorso pop e surrealista, ancora ci sfida a mettere a confronto la nostra conoscenza della storia dell’arte con le nostre memorie d’infanzia, rilanciando i dadi di quel gioco che continua oltre la superficie delle tele o delle carte.

Non un mero esercizio di stile, dunque, ma una vera e propria tessitura parallela tra gli avventurosi fatti di eroi antichi e moderni come suggerimento dell’idea che probabilmente cambiano le tecnologie, gli strumenti e sicuramente le risorse a disposizione dell’uomo, tuttavia l’interrogarsi sulle origini sue e del mondo rimane pressoché invariato e, a tutt’oggi, irrisolto.

“La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà.”

Easypop pagina faebookhttps://www.facebook.com/Easypop-440038729463447/?fref=ts

Art-trite gruppo facebookhttps://www.facebook.com/groups/296625157190805/?fref=ts

Post Scriptum By Julian Carax

Nel panorama artistico contemporaneo le opere di Roberto Mazzeo esprimono assoluta originalità e vitalità creativa, cosa estremamente rara nell’odierna arte bidimensionale e si contrappongono, finalmente, alla ormai comune e sterile ripetizione di sterili stereotipi e manierismi.
A tutt’oggi, è infatti di prassi imbattersi in opere che citano, riecheggiano o copiano letteralmente modelli iconografici mutuati dai grandi esponenti delle avanguardie storiche ed è ormai consuetudine imbattersi in artisti che dipingono, a diversi decenni di distanza, le stesse piazze ed i manichini di De Chirico, che utilizzano i morfemi surrealisti di Dalì o che utilizzano il “dripping” di Pollock, in alcuni casi fondendo parti di tali differenti linguaggi in un’unica composizione.
Diversamente, l’arte di Roberto Mazzeo esprime coerenza narrativa, organicità di visione. Essa a pieno titolo può definirsi Neo Pop art, poiché l’artista utilizza modelli iconografici che fanno ormai universalmente parte della cultura popolare e dell’immaginario collettivo, proprio in questa congiunzione semantica si delinea il parallelismo con la Pop Art americana.
Mazzeo, però, ha il merito d’utilizzare una chiave di lettura assolutamente nuova e originale. Le figure dei Mecha, tipiche delle sue creazioni, sono ormai pienamente “Pop” ma affondano le loro radici nel mito ed esprimono un significativo parallelismo con la classicità. I suoi Robots sono, in realtà, rivisitazioni contemporanee dei grandi eroi classici e di divinità tratte dalle tragedie mitologiche, ma prive di retorica e di affettazione e, soprattutto, di quel diaframma concettuale che oggi sovente separa il fruitore dal senso sotteso dell’opera.
Nella serie Carte, Roberto omaggia il creatore dei Manga, Go Nagai, il quale si è ispirato dichiaratamente alla mitologia greco- romana, per trarre modelli iconici e utili spunti per i suoi megarobots d’acciaio (non a caso la maschera di “Actarus” riecheggia lontanamente la “Maschera di Agamennone”).
Le immagini dei guerrieri dei mecha rappresentano, traslatamente, quelle degli eroi dell’epos, ove il combattimento simbolizza la tensione e la lotta come “allegoria dell’esistenza”, ben presente nella Poesis greca, in quanto rappresenta al contempo il ciclo eterno della nascita e della morte, della creazione e della distruzione.
Nelle composizioni di Mazzeo, la pelle e i muscoli sono metamorficamente sostituti da vibranti superfici metalliche contenenti il cuore e la mente di colui che le guida.
Come gli antichi eroi epici anche i robots combattono in ragione di valori “idealistici”, di giustizia e libertà e bene comune, quali allegoriche reminiscenze del senso ultimo del mito che è quello di rappresentare, attraverso il pathos del conflitto, uno strumento di conoscenza delle pulsione e passioni umane. Si tratta ovviamente di una lotta tragica come strumento catarchico per l’affermazione del individualità, poiché, tutti coloro che sono impegnati in un conflitto, devono in primis affrontare se stessi contro la potenza annientatrice nativa che si porta in sé.
Si lotta, ad origine, contro i propri Demoni e le proprie contraddizioni, segnate, fin dall’inizio, da un destino tragico: la solitudine dell’individuo (proiettato nell’Epos in guisa di Eroe) e il riemergere, dal profondo dell’interiorità, della stessa contraddizione originaria (ben esemplificata nell’Edipo Re di Sofocle).
Per tali motivi le opere dell’artista sintetizzano lo stesso pathos e la medesima sensibilità degli autori classici.
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4 thoughts on “Art- (w)rite: scolpiti nella memoria

  1. Interessante.
    Solo una piccola nota: aggiungere “giapponese” alle parole manga o anime è ridondante, in quanto non sarebbero più tali, se creati da cittadini non nipponici; al limite, si può dire “fumetto giapponese” (=manga) o “cartone animato giapponese” (=anime).

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