I meat you

PARENTAL ADVISORY: le immagini contenute in questo articolo non sono adatte a un pubblico di minori (chissà perché). Se siete facilmente impressionabili o sessualmente inattivi, ve ne sconsiglio la visione.


Ho letto il Kamasutra quand’ero poco più che adolescente; il Tantra (e tutta la bassa letteratura occidentale relativa) poco dopo.

Devo confessarvi che all’epoca ne rimasi estremamente delusa.

Dopo essere passata dalle tortuose pagine dell’Histoire d’O, dalle focose avventure di Emmanuelle, dalle conturbanti Età di Lulù (per fortuna, a casa mia, i libri non sono mai stati un tabù), mi aspettavo qualcosa che provocasse reazioni quantomeno all’altezza di cotanto ardore, di siffatta carnosità, di specifica e intenzionale perversione.

Non vi racconto, poi, di quando mi è scappato per le mani La filosofia del Boudoir del Marchese de Sade! Sappiate solo che provengo da un liceo classico, rigorosamente privato e religioso, nel quale tra un Odi et Amo e un Vivamus Lesbia mea et amemus, sottobanco passavano i componimenti lussuriosi di Catullo e gli epigrammi impudici di Marziale, con testo italiano a fronte.

Vi prometto che ne farò un post a parte.

Dicevo, quando ho sfogliato quelle pagine ci sono rimasta davvero male. La delusione che mi ha assalito è stata tale che decisi di chiudere definitivamente con quei testi.

Tuttavia, poiché quelli sono stati per me anni di intensa evoluzione, come fu e come non fu, mi ritrovai per una selva oscura col Kamasutra di nuovo sotto gli occhi (da questo momento in poi ho anche ricavato una smisurata passione estetica per le stampe erotiche giapponesi).

Leggendo e rileggendo, infine, mi sono accorta che il contenuto del libro non mancava assolutamente di nulla (come a tutta prima, invece, avevo considerato effettuando errati paragoni), ma che anzi raccontava molto ma molto di più.

Non trattasi, infatti, di vanaglorioso e osceno passatempo per scrittori benestanti annoiati dalle comuni pratiche di accoppiamento tradizionale e dalle copule eterosessuali.

No, no! Affatto!

Il Kama-sutra (letteralmente: Kama, amore, desiderio sessuale – concetti imprescindibili nella cultura indiana; sutra, scrittura) è un vero e proprio manuale spirituale, quasi un breviario che riporta in maniera dettagliata gli esercizi che avvicinano il praticante religioso alla sua divinità.

Troviamo importanti testimonianze di questa tradizione, ad esempio, nei templi erotici (perfettamente conservati) di Khajuraho, villaggio dell’India settentrionale ormai diventato una famosa meta turistica,  che hanno portato fino a noi l’essenza dell’arte erotica indiana.

Alla comprensione di queste immagini, cionondimeno, è facile arrivare soltanto se si possiede un pensiero avvezzo a ragionamenti capaci di elevarsi al di sopra del volgare (nel senso di appartentente al volgo) sentire o comunque abituato alle tradizioni  della cultura spirituale indiana.

Nel Tempio, la donna, è raffigurata ovunque e in mille modi, anche al di là della vita sessuale: ci sono sculture di donne che scrivono, che danzano, che si mettono il kajal sugli occhi o l’henné sui piedi, che si specchiano e cantano.

Questo a sottolineare che la forza erotica permea tutto l’esistente, arrivando fino al cosmo; essa spinge verso l’alto tutto ciò che è materia, liberando la materia stessa dai suoi stessi vincoli terreni. L’erotismo non è geo-localizzato nei soli genitali, ma investe tutto ciò che vive e agita e scuote le radici profonde verso la luce.

La donna è protagonista di una sensualità naturale, esibita con grazia e con malizia. Sempre è “soggetto”, mai “oggetto” sessuale. L’uguaglianza fra uomo e donna, nel mondo del kama, era un fatto assodato: la donna indù aveva i medesimi diritti dell’uomo (meno spesso da un punto di vista sociale), e dunque lo stesso diritto al piacere.

Scrive infatti il Kamasutra: “Poiché la specie non è diversa, lo sposo e la sposa chiedono piacere uguale. Perciò la donna è da vezzeggiare in modo che raggiunga il piacere per prima”.

L’amore erotico è il mezzo (una Via) per giungere al superamento della separazione tra i due principi e renderli partecipativi dell’intera creazione, scaturita dall’unione tantrica di ShaktiShiva, Yin e Yang.

Le due divinità, spesso rappresentate strette, avvinghiate, profondamente compenetrate, attraverso l’atto sessuale, ricordano così l’occidentale mito dell’androgino.

La sessualità a questa maniera appresa e vissuta è lo strumento attraverso cui non ci si pone il problema di risolvere le diatribe coniugali regalandosi qualche ora (a essere fortunati) di peccaminose evasioni, ma mediante il quale l’uomo e la donna riuniscono in se stessi il polo positivo (maschile, solare) e quello negativo (femminile, lunare).

L’uno si divide per diventare uno.

Se andate sul web e digitate il titolo dell’opera in oggetto, appunto, vi assicuro che non troverete nulla di ciò che vi sto dicendo.

La primissima sfilza di risultati riguarda tutte le posizioni. Da bravi materialisti, contenti di aver impostato il nostro stile di vita sull’edonismo pecoreccio tipico di questa parte di globo, saremo letteralmente sepolti da una valanga di immagini erotiche che, slegate dal loro originario contesto, diventano pornografia.

E noi, satolli maiali di sterco coperti, affogheremo in fangosi e ridicoli gridolini di beata ignoranza.

Nulla di nulla sui graffi. Assolutamente nulla sui baci, a cui invece è dedicata una buona parte del libro e della letteratura orientale in generale.

Tutto questo per dirvi che cosa?

Per dirvi della deriva della nostra libertà sessuale, così orgogliosamente conquistata dal sessantotto in poi, che si manifesta  gratuitamente con l’arte contemporanea (sempre il mio dente dolente).

E lo faccio, come mio solito, presentandovi un artista di fama interplanetaria, ahimè, ai più noto per le sue sculture simil-palloncini modellabili, dagli addetti ai lavori e dagli appassionati conosciuto anche per ben altro sconcertante percorso. Lui è Jeff Koons.

Artista statunitense, classe 1955, figlio della moderna pop art e padre del contemporaneo kitsch.

Egli affronta, nel suo lavoro personale riempito con sculture, disegni, stampe fotografiche e dipinti, il confine tra soggettività e finzione e interpreta, buffone di corte, il ruolo dell’artista (come se essere artista fosse una maschera da indossare, una parte da recitare).

Il tema più insistentemente trattato con estrema franchezza, a detta dei suoi estimatori, è la polarità dell’esistenza e della sessualità fluttuanti tra gli impulsi della natura e le restrizioni e le decodificazioni della cultura.

Anni e anni, addirittura secoli, di evoluzione umana per sentire ancora parlare di ‘ste cazzate a vela.

Pensa te che botta di freschezza!

Ma procediamo. Il punto essenziale della sua ricerca è lo spostamento del reale nell’arte, la congiunzione tra vita e arte stessa nell’assoluta altissima fedeltà.

In Koons, l’immaginazione deve essere il più fedele possibile all’originale e figurata da un’oscenità di natura tautologica (così scrivono gli esperti, ehm… però io non so che cosa significhi).

Più l’apparenza è pertinente all’oggetto reale più sarà riscattata dal suo destino banale.

Ciò nonostante, surprise surprise, la realtà tradisce sempre l’immaginazione e il realismo si tramuta nell’infelicità dell’immaginario e nella sua insensatezza.

Ok, se non ci avete capito molto, non fatevene pensiero: è un arabesco verbale per distrarvi dalla schifezza visiva.

In particolare, vorrei soffermarmi sulla serie di stampe fotografiche del 1990 intitolata “Made in Heaven“, realizzato negli anni dell’apice del suo maniacale e viziato egocentrismo artistico, in piena fase genitale (siamo in accordo, dunque, con questo tipo di arte: Freud ne è il fautore, direi quasi la causa, il principio primo, il danno a monte), quando contrasse pubblico matrimonio con la pornostar Ilona Staller che voi indubbiamente conoscete meglio come Cicciolina.

Il nostro Koons, dunque che cosa fa?

Traveste, in malo modo, la pornografia da opera d’arte.

La donna, dal set cinematografico è spostata al set fotografico-artistico (per così dire). Nessun affrancamento è avvenuto in questo passaggio: oggetto di libido nei filmini a luci rosse e oggetto di libido nelle gallerie d’arte.

La sua ostentata libertà sociale non corrisponde a quella sessuale.

Mera esibizione dei genitali e puro esibizionismo dell’intimità: dichiarata manifestazione della traboccante, nonostante l’orgasmo avvenuto, impotenza spirituale.

Buona visione.

 

“Il bacio Pratibodha invece è consigliato all’uomo:

Quando il marito dopo un’assenza torna a casa e trova la moglie addormentata su un tappeto in una camera solitaria, appoggi le labbra sulla sua bocca aumentando a poco a poco la pressione fino a risvegliarla. E’ questo il bacio più gradito e che lascia il più dolce ricordo” .

(Ananga Ranga)

 

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15 thoughts on “I meat you

  1. Devo riconoscere la mia ignoranza nei confronti del Kamasutra, quindi ti ringrazio per averne spiegato la reale essenza; ho preso nota degli altri titoli citati.
    Trovo invece un po’ pacchiano il modo di intendere la sessualità con i moderni mezzi di comunicazione, che si basano troppo sulle immagini (spesso psichedeliche), e poco sul coinvolgimento emotivo (mi considero, almeno parzialmente, un sapiosessuale).

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    1. In effetti l’immagine dovrebbe essere solo una traccia. Invece, da queste parti, ci si fossilizza, indurendosi, solo su ciò che si vede con la conseguente creazione di feticci che da materiali diventano spirituali. E questo, non solo in campo erotico (che come abbiamo compreso dalla reale essenza del kamasutra é intimamente collegato allo spirituale).

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      1. C’è ormai la tendenza “social” a privilegiare l’apparenza rispetto al contenuto, quindi abbiamo arti visive che surclassano – ingiustamente, secondo me – quelle letterarie, o addirittura impediscono ogni forma di stimolo creativo personale, spegnendo tutti gli altri sensi.

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  2. mi tocchi un nervo scoperto, ed è meglio se mi trattengo. Fai bene ad additare i sessantottini: quando in nome della libertà abbatti ogni limite, elimini il sacro ed anche il valore della trasgressione per sfociare inevitabilmente nella morbosità e nella perversione… siamo una civiltà finita! Colpa di Arimane!? Forse, ma è un bel modo di lavarsi la coscienza…
    http://senzafilo.wordpress.com/2012/10/03/0131-fleshock-ovvero-la-nausea/
    http://senzafilo.wordpress.com/2016/03/07/1093-ekatombe/
    http://senzafilo.wordpress.com/2016/04/25/1244-furui-shijin-no-kuiaratame-il-pentimento-del-vecchio-poeta/
    http://senzafilo.wordpress.com/2016/03/07/1093-ekatombe/

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