La cura

Appena arriva il dolore, ecco… Tutti a ingurgitare pillole variopinte come acqua dal rubinetto e sciroppi polveriformi al sapore di merda come neve ad alta quota.

Io no. Io voglio guardarlo in faccia. Voglio che mi attraversi fino in fondo, fino all’ultimo spasimo, al più freddo dei sudori, alla più incontenibile nausea.

La testa gira e io devo farcela da sola.

(Immagine in evidenza: Dancer, J. Miró, 1925)

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21 thoughts on “La cura

    1. Ho notato, per esempio, che proprio nel dolore fisico l’io si sdoppia.
      Da una parte c’è quello che soffre e si contorce dagli spasimi. Dall’altro c’è quello che guarda e assiste imperturbabile.
      Bene, tra questi due me si crea uno spazio, una specie di intercapedine, nel quale si muove la mia coscienza divenuta così consapevole dell’esistenza di queste due realtà, libera di fluttuare indipendentemente da entrambe.
      In questo modo, il dolore é un vero e proprio rito di purificazione e trovo assurdo intervenire con qualunque tipo di rimedio sintetico che blocchi l’evoluzione.
      Il dolore stesso é la cura.

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      1. sorry, i miei archivi non hanno restituito quel che ci avevo messo dentro, stavolta; se non questo(che però…) http://senzafilo.wordpress.com/2017/01/30/1576-esseri-superiori/
        Ad ogni modo è un esercizio che funziona anche con le emozioni: se le osservi nella loro locazione fisica diventano prima estranee e poi dissolvono. Esperimento sconcertante…
        Invece a proposito di straniazione da dolore, una bella descrizione romanzata è in “Il vagabondo delle stelle” di Jack London.

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      2. Le emozioni sono per me qualcosa di talmente intangibile, da un po’ di tempo a questa parte, che a volte temo di essere diventata aliena.
        Niente più mi esalta, poche cose mi deprimono. Resto sempre in una zona neutra.
        Qualcuno mi accusa di essere cinica, ma provo talmente tanta pena per chi si dà pena che preferisco essere così.

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      3. Ci sono momenti in cui, credimi, non vedo ciò che c’è davanti ai miei occhi, ma altre cose.
        Non si tratta di visioni, non credo di avere il dono della veggenza.
        Io vedo l’essenza delle cose che mi circondano. E invece di percepire, ad esempio, un gruppo di persone che balla sorseggiando alcol durante un week end allegramente, io vedo ammassi di carne in putrefazione che si muovono ipnotizzati sotto l’effetto dopante delle convenzioni sociali, odo grugniti pungenti se qualcuno di loro mi rivolge la parola.
        A volte é insostenibile.

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  1. C’era un verso in un’elegia di Rilke, in cui si criticavano coloro che ‘sprecano i dolori’. Purtroppo non ricordo il verso esatto, ma è una tendenza tipica di questi tempi e di questa parte del mondo, quella di scansare il dolore senza affrontarlo. Un simile modo di procedere non aiuta quando prima o poi, fatalmente, il dolore colpirà.

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