Est modus in rebus

Quello che maggiormente apprezzo in una persona non è il grado intellettivo di quel che pensa, bensì il grado emotivo nell’affrontare la diversità dei prodotti delle menti con le quali viene in contatto.

Non è ciò che è dentro che m’interessa: poiché esso è mutabile secondo le fasi della vita, mi è del tutto indifferente.
Mi appassiona piuttosto la maniera in cui esso si rapporta col fuori, il che, dunque, rappresenta la vera essenza di un individuo.
Non importa il che cosa. Importa il come.
Uno può avere le più nobili e preziose idee del mondo, esaltare le più encomiabili riflessioni di rispettabili pensatori, tuttavia quando le rinchiude in una linea ben trincerata, butta via la quasi totalità del lavoro.
È apprezzabile avere alte intuizioni, santi contenuti. Essenziale, altresì, è lavare spesso i contenitori onde evitare fastidiosi residui e incrostazioni.
Non mi aggrada tanto condividere argomenti quanto mi garba il metodo di approccio alle cose.
Mi soddisfa oltremodo la logica. Mi rammarico della panegirica.
(Immagine in evidenza: La lavanda dei piedi, Tintoretto, 1548)
 
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