Al fuoco!

Bruciarsi serve.

A fare conoscenza del fuoco.

Non è servito forse cadere, prendere confidenza col suolo, prima di imparare a camminare eretto e in equilibrio?

Il processo non è dall’idea al fatto sensibile, ma dal fatto sensibile all’idea.

Non si può partire da un’astrazione per arrivare a comprendere un fenomeno fisico. Piuttosto  si estrapola un assunto teorico e universale attraverso l’osservazione della natura, per esempio.

Credo che ogni tanto, come Dedalo, sia indispensabile comprendere che non si può percorrere il labirinto a ritroso, per uscirne.

Bisogna, appunto, elevarsi al di sopra di esso per averne visione d’insieme.

Una volta raggiunto il centro, non si cammina più in orizzontale: la direzione è in verticale.

Il labirinto non prende una direzione casuale: è progettato esattamente così com’è.

Proprio come non è un caso che gli archi rampanti  di talune cattedrali allunghino lo sguardo oltre le vette delle infinite navate, tagliate dalla luce dei rosoni e delle vetrate.

Mettere la mano su una fiamma a distanza di cinque cm per capire che il fuoco brucia è simile a dare un casto bacio per capire che cosa è fare l’amore.

Personalmente non sono per la separazione delle due esperienze: quella percettiva e quella del pensiero.

Gli stessi esercizi proposti da Rudolf Steiner partono dall’osservazione attenta di un oggetto quotidiano, preferibilmente banale, di cui deve essere analizzato ogni dettaglio sensibile relativo alla sua costituzione attuale e alla sua origine. Questo è uno step fondamentale senza il quale non si può giungere poi all’eliminazione del dato sensibile fino alla meditazione sull’immagine svincolata dalla percezione.

E’ impensabile arrivare all’attività di pensiero libero senza passare dall’esperienza suscitata dal mondo fisico.

Siamo fatti di carne. L’obiettivo spirituale è quello di non farla marcire, di elevarla, trasmutarla, sublimarla e non rinnegarla o mortificarla.

Concludo che queste sono osservazioni personali frutto di riflessioni che non contengono alcuna verità riconosciuta se non da me stessa.

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