Bianco Accecante

23 giugno dell’anno 2017: numeri che sommati insieme danno come risultato il tre.

La questione risulta molto interessante, poiché tre sono i protagonisti di questa bizzarra esperienza e tre le fasce d’età d’appartenenza.

Nello specifico: io, Grazia e Salvo (avete notato i nomi dai quali ero affiancata?).

Estrapolo dal sito VisioneAlchemica:

“L’archetipo del Tre è il Giullare
Le tre fasi evolutive
Primo passo evolutivo: In questa prima fase il Tre è attratto da tutto ciò che può procurargli gioco, divertimento e piacere, si esprime ancora in modo superficiale, vive sul pelo dell’acqua e non ama scendere in profondità per nessuna questione. E’ tipicamente estroverso e ciarliero ma in modo frivolo, non ha ancora maturato la coscienza di sé ne tanto meno iniziato uno sviluppo spirituale.

Secondo passo evolutivo: Ora comincia ad avere percezione sulle sue capacità ed interagisce nella realtà del quotidiano apprendendo le modalità per esprimere i propri talenti. Le doti creative sono il suo punto di forza e le utilizza nell’arte e nella comunicazione, così inizia a dar vita al proprio destino.

Terzo passo evolutivo: A questo punto il Giullare entra in relazione con il proprio divino interiore e risveglia in sé il dono della conoscenza può diventare strumento di guarigione attraverso l’arte e la creatività, anche creando nuovi modi per entrare in relazione col prossimo, grazie a questa capacità di comunicare può essere una guida spirituale illuminata.”

Quello che abbiamo potuto combinare insieme è prodigioso.

Partenza alle 16.00 circa da un comune mediamente distante da Messina alla volta dell’ultimo comune della stessa provincia. Ultimo ovviamente, ma anche primo. Dipende da dove parti.

In ogni modo, la meta è Fiumara d’arte, Castel di Tusa (maggiori informazioni qui).

In realtà, Fiumara d’arte non è un luogo specifico, piuttosto la tappa di un percorso artistico e naturalistico molto più complesso e completo, avventuroso e affascinante, magico e ricco di simbologia cosmica e universale, denso di atmosfere sacre e sottili.

Non stupitevi se, volgendo speditamente verso la Piramide posta al 38° parallelo che impera sulla meravigliosa lingua di costa sottostante, leggerete indicazioni stradali fatte di veri e propri cartelli, che riportano frasi del tipo “Una curva gettata alle spalle del tempo” (che vi condurrà dritti dritti all’opera di Schiavocampo).

Oppure, non fatevi meraviglia se qualche altro evocativo suggerimento vorrà instradarvi alla Via della Bellezza.

Potrete anche scegliere addirittura di procedere verso l’Energia Mediterranea o il Labirinto di Arianna.

Credetemi quando vi dico che la sensazione di straniamento è potente.

Avendo sempre associato quei nomi a luoghi dell’immaginazione, irreali rispetto al mondo dei sensi fisici e surreali rispetto alle convenzionali coordinate geografiche, l’idea di poterli raggiungere davvero e per la prima volta è più che favolosa, quasi folle.

Ed è stato proprio in questo modo che, immersi in un labirintico coacervo di posti fantastici, reali o inventati, a questo punto che cosa importa?, non potevamo che perderci.

Salvo, da esperto nomade mondano, ha ghiottamente approfittato dell’occasione, accostando un generoso albero di fichi, al quale ha sottratto,  non senza permesso, alcuni gustosi e dolcissimi frutti.

Nonostante la calura, le cicale instancabili canterine e il sole cocciuto ad ogni curva, ogni curva, risalendo verso una vetta lontanissima, portava una ventata di aria sempre più fresca e leggera.

Niente. Le informazioni erano troppe. Corto circuito nelle nostre teste, motivo per cui ci siamo affidati a un navigatore da cellulare per capire dove fossimo finiti. E mentre giravamo in tondo, con gli sguardi obbedienti alla linea blu sullo schermo, un carretto di gelati e granite motorizzato e folkloristico ha intersecato la nostra strada.

“Seguitemi!”, la risposta alla nostra divertita richiesta di aiuto.

“Un paio di chilometri da qui e sarete alla Piramide” sono state le parole della maschera, mentre ci rifilava tre granite al limone “seccato” (tipico della zona) cioè nutrito solo dei sali minerali contenuti nella terra.

Mah, sarà stata l’acidità dell’agrume o il nauseante girare attorno ai fianchi abbondanti della montagna non lo so, ma ci siamo accorti che avevamo già percorso oltre dieci chilometri e della Piramide, che spariva ad ogni tornante, non avevamo ancora traccia alcuna.

Senza perdere le speranze, abbiamo proseguito determinati, fino a incrociare un tizio seduto sul terreno vivo, con indosso una bianca t-shirt sulla quale c’era scritto “I am beautiful”.

Seppur dubbiosi circa l’informazione fornitaci dalla maglietta, abbiamo deciso comunque di chiedere al tipo come arrivare alla Piramide.

“E’ qui! Salite per questa stradina e l’avrete davanti.”

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Arrivo ore 18.00 circa.

E infatti, eravamo arrivati. Con un piccolo ma: il famoso Rito della Luce si terrà domenica dalle 15.00 al tramonto.

Abbiamo fortunatamente incontrato i ragazzi che quest’anno hanno curato tutta la parte artistica relativa alla location, alla scenografia e all’accoglienza degli intervenuti.

Sono gli studenti delle Accademie di Belle Arti di Catanzaro (qui) e Reggio Calabria (qui), i quali lavorano fisicamente, insieme ai loro professori, alla realizzazione dei progetti presentati ad Antonio Presti, mente eclettica e creativa che ha partorito questo chimerico percorso.

Pur non avendo assistito all’evento per il quale il posto è così noto, abbiamo appurato come Opera la vera Luce: l’innocente entusiasmo negli occhi di quei ragazzi che, seppur stanchi, hanno trovato impagabile l’opportunità di lavorare a un’idea tanto importante, la purezza della volontà di lasciare il segno del proprio acerbo passaggio sulla terra bruna e calda ai piedi della Piramide, la freschezza con la quale si sono offerti alla nostra curiosità, null’affatto disattesa.

Le mie impressioni sul poliedro metallico sono irrilevanti rispetto a quanto l’intero pomeriggio mi ha gratuitamente (in tutti i sensi) donato.

Grazie.

P.S. Non dimenticate di guardare il video allegato al post per conoscere i nostri bianchi contemporanei Dioscuri Francesco&Francesco: gemelli nei nomi, uno dei due anche nella vita e nel segno.

“Ci si apre una Sicilia maestosa ed abbandonata perché sbagliamo il giorno in cui avverrà il rito. La terra battuta si incolla sotto le nostre scarpe.

Ci guardano occhi dappertutto.

Steli rovesciate. Stelle speculari.

E’ un cammino sorprendente. Siamo tre persone curiose ed attente.

Lei, la Piramide, appare come un maestoso disturbo dalle forme decise e imperfette. Una porta si apre in lei, per un accesso interiore.

Fuori tra sassi di calce bianca e cristalli di sale rifrangenti, rami secchi pittati di bianco.

Un ragazzo, senza neanche immaginarlo, incarna per noi, l’innocenza e la sapienza.

E la parola che ne nasce è: ” bianco accecante”, mentre uno zoom ottico sembra portarci avanti ed indietro dentro un orizzonte non finito.”

                                                                Grazia Capone

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