A Sua immagine

«Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra (Deuteronomio 5, 8-9)».

Ecco testimoniata l’importanza del simbolo. Ecco perché in tutte le Vie iniziatiche il simbolo detiene, a tutt’oggi, un importantissimo valore.

Il simbolo è il mezzo attraverso il quale la divinità viene non solo presentata all’uomo e rappresentata dall’uomo, non essendo di fatto raffigurabile, né definibile (e questo non per proibizionismo fanatico religioso, ma proprio perché qualunque immagine noi ce ne facessimo  sarebbe fuorviante e comunque non corrispondente alla Sua verità), ma anche assimilata, assorbita e rielaborata, quindi sgorgante dall’interno dell’uomo stesso.

Il simbolo non crea il rischio di cadere nella creazione e nell’adorazione degli idoli. Contribuisce alla comprensione e alla liberazione da qualunque vincolo rispetto a dogmi preconcetti che provengono dall’esterno dell’uomo.

Scrive così Daniel-Rops, in La vita quotidiana in Palestina ai tempi di Gesù (Mondadori, 1986) nel paragrafo Un popolo senza arte? :

Ciò che paralizzò sempre lo sviluppo dell’arte in Israele fu la famosa proibizione, formulata nell’Esodo e nel Deuteronomio […] L’intransigente concezione del Dio invisibile assimilava all’idolatria ogni rappresentazione di uomo e animale […] Per Israele era di gran lunga più importante salvare la propria vita spirituale che non coltivare le proprie possibilità di creazione estetica (p. 377).

Dissento fortemente dal pretestuoso giudizio sotteso a questa posizione, poiché credo che tutta la meravigliosa arte occidentale, vantata in ogni dove e ancora fortemente incastrata nella via fallace descritta da Platone, abbia purtroppo contribuito all’allontanamento dell’uomo della verità spirituale (e anche dalla sua salvezza) proprio a mezzo e a causa delle immagini e delle rappresentazioni  materiali del sacro.

La catena invisibile così creata, ci ha incatenato alla mera percezione fisica immergendoci nel materialismo che, senza obiezione alcuna, possiamo dire determina il nostro quotidiano da un po’ di tempo a questa parte.

Il valore estetico non oso metterlo in discussione.

Cionondimeno, fatte le grandiose esperienze rinascimentali e avanguardistiche, in una strada verso la conquista del Sé, sarebbe ora necessario riformulare un’arte più autentica, più sentita che ripercorra la via del simbolo, unico strumento che, come il numero, è capace di non distruggere distorsioni di pertinenza tra significante e significato.

“Osserva il gregge che pascola davanti a te: non sa che cosa sia ieri, che cosa sia oggi: salta intorno, mangia, digerisce, salta di nuovo. È così dal mattino alla sera e giorno dopo giorno, legato brevemente con il suo piacere ed il suo dispiacere, attaccato cioè al piolo dell’attimo e perciò né triste né annoiato.”

F. Nietzsche

(Immagine in evidenzaL’assassin menacé, 1927)

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