Mah…

Trovo che l’utilizzo di parole come peccato continui a distrarre dal vero significato della caduta.
Essa è appunto la gravità terrestre nella quale l’anima dell’uomo viene a trovarsi durante il ciclo delle incarnazioni.
L’albero della vita è una sorta di mappa (concettuale) del percorso evolutivo spirituale umano.

Il fatto è che prima di arrivare al silenzio si deve di aver urlato. Prima di capire il senso del digiuno, si deve aver mangiato fino a scoppiare. Per capire l’importanza della limpidezza, bisogna stare nel torbido per un po’.

Non ci si può astenere dall’esperienza.
Quel che rimprovero alle religioni tutte è proprio l’impartire dei precetti rigidi (che sarebbero anche esatti) impedendo al fedele di fare esperienza vera di sé. È questo processo che crea l’identificazione di cui siamo vittime. È da questo processo che dobbiamo liberarci.
Ma per farlo, dobbiamo scavare e sporcarci.

Vivo la mia vita sapendo che è un continuo provare e riprovare e che l’ascesi è lontana anni luce.

Il monismo è una questione di sostanza non di unità.

 È un po’ come la Trinità. La medesima sostanza ma non la stessa persona.

Volevo aggiungere, in merito al discorso sul monismo, un particolare avvertimento.
I danni provocati dalle correnti new age sono pericolosissimi.

Tutto è uno dicono, lasciando impropriamente credere che tutti siamo quantitativamente uno.
Tale è il grande inganno contemporaneo che ti costringe, non diversamente da qualunque altro dogma religioso, ad amare l’altro perché siamo tutti uno.

Tutto è uno, sì, però nella qualità, nella sostanza.

Amare l’altro significa comprendere che è fatto della medesima sostanza di Dio, come lo sono io (namastè).

Questa comprensione non è costrizione.

La polarità è un discorso legato all’essere individuale riscontrabile in tutto ciò che ci circonda.

Non amo le gare. Né i paragoni. Ognuno ha la sua storia e il suo percorso.

Tutte le parole che escono dalla mia tastiera e che trovate qui scritto, lo ripeto per chiarezza, non so se siano state dette da qualcuno (retorico). Personalmente le ho “astratte” dall’osservazione di me stessa e di ciò che mi circonda.

Il sapere (che ovviamente ritengo fondamentale) l’ho tra-lasciato molti anni fa.

È l’osservazione della realtà che mi suggerisce l’intuizione.

Dopo, distacco l’intuizione dalla realtà e ci medito su. La cosa bella è che questa intuizione risulta in seguito applicabile praticamente a tutto, non solo a quel particolare evento che l’ha generata. È questa la mia prova del 9.
Sono fatta di corpo.
È la prima cosa di cui prendo coscienza. Il mezzo della conoscenza. Non posso bypassarlo. Tutto passa attraverso di lui. Dal basso verso l’alto.

Non ho mai puntato il dito. E non lo voglio puntato. Specie sull’ego: guai a chi me lo tocca!

Ossequi.

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