Ciaone Darwin

PARENTAL ADVISORY!
Sto per trattare un argomento molto controverso con toni provocatori, ma non troppo. Prego tutti voi di prestare massima attenzione a ogni singola parola, posta lì dov’è non a caso. Sentitevi liberti di dire la vostra, concordare, dissentire e anche, se preferite, eliminarmi di vostri contatti.

Vado a iniziare.

Odo gioire e leggo ovazioni per l’elezione del nuovo sindaco (oops… volevo scrivere sindacA, poi ho pensato che essendo gay preferirebbe mantenere il maschile – meno male che nella lingua inglese il genere non lo stabilisce una sola vocale! – , ma questo è un altro discorso che prometto di trattare) di Chicago:donna, afroamericana e lesbica.

Ottimo.
Tuttavia, chi dice a un filofascista di recente formazione “sei una schifosa merda, dovrebbero appendervi tutti a testa in giù”, sventolando fiero il pugno sinistro chiuso quale vessillo di autenticità ideologica sta, di fatto facendo lo stesso pessimo gioco squadrista dell’avversario.

Avete mai sentito frasi del tipo “io un figlio lo darei più volentieri a una coppia di gay che a certi (v)eterosessessuali”, provenire dalle bocche di chi magari annovera fra le sue amicizie una manciata di omosessuali?

Bene. Trovo che in questo pensiero vi sia celata la più infima discriminazione e al contempo, una massiccia dose di raffinato qualunquismo.

Mo’ non è che un gay è matematicamente più brava persona di chi invece no!

Sarebbe più intellettualmente onesto e logicamente corretto dire “io, a quella coppia di miei amici gay, due persone squisite, un bambino lo darei a occhi chiusi!”

Le persone non si chiudono nelle scatole con l’etichetta sopra che ne definisca il contenuto! Non siamo spezie nello stipetto della cucina!

Allora, nella boccettina “Rom” ci stanno i ladri di bambini; in quella “Musulmani” tutti i terroristi, in quella “Marocchini” i vuvcumprà cacazzi delle spiagge, in quella “Immigrati” malviventi generici neri di diverse gradazioni e così avanti.

Questa battaglia culturale, se così si può chiamare, al governo vigente sta diventando un divertentissimo, quanto pericoloso, teatrino che abbassa valori basilari dell’umanità come l’integrazione, la tolleranza e l’accoglienza a becero nutrimento di programmi televisivi di bassa leva che contrappongono il Family Day al Gay Pride quando entrambe le fazioni stanno combattendo per il medesimo obiettivo: la famiglia.

Ed è così che, tra primi piani saturati di fresche, ma non vergini, infiorescenze femminili e voci castrate di uomini confusi, si consuma l’italianità tutta.

Questa noiosa pappardella fin qui scritta a che cosa mi è servita?
A gridare a gran voce che le qualità umane prescindono dal colore della pelle, dall’appartenere a una particolare etnia, dall’orientamento sessuale e/o religioso.
E, soprattutto, che queste caratteristiche non devono trasformarsi in meriti o demeriti.

Fintanto che ragioneremo per categorie anche quelli che si dicono pro, stanno lavorando contro!

Questo è il mio umile pensiero, nel massimo rispetto.

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