MAESTÀ SOFFERENTE

Si scrive persuasione alla bruttezza, si legge arte contemporanea.
Questa è la scultura che impera in piazza Duomo a Milano, a firma Gaetano Pesce per riportare l’attenzione alle vittime del femminicidio.

Una rivisitazione, in pratica, di una poltrona che l’artista ha realizzato nel1969 “Up 5&6” che apre la settimana del design e la fiera del mobile.

Eh già, si!
Come è bello sapere che per la cultura contempotanea le vittime dell’odio patriarcale, della furia maschia e della pazzia testosteronica, siano associate a un mobile.

A una poltrona!

Un’arte oggi che ha bisogno di riciclarsi perché incapace a reinventarsi, tristemente mancante delle coordinate spirituali e umane per compartecipare attivamente all’atto creativo.

Questo meraviglioso masterpiece strappa al ventre solo gli attributi della femmina e la riduce a un altare negromantico.
Un pallido, squallido e forzatamente imposto riferimento alla primigenia venere di Willendorf, qui però trafitta da millemila freccette, che a inquadrarla bene da una prospettiva più bassa pare proprio proprio un gran paio di palle imberbi.

Bravi tutti! Complimenti! All’amministrazione comunale, all’esecutore, all’ideatore e a quanti si sono prodigati per la messa in atto di tale diavoleria!
Un commovente capolavoro, davvero!

Tapini noi che non capiremo mai le pindariche intersezioni intellettuali di un’arte che di contemporaneo ha solo la matrice del denaro in cui magicamente si trasforma.

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