Batte la lingua sul tamburo

Il motivo per cui non ho mai creduto negli studi giuridici, perplessa sul fatto che la legge possa essere interpretata nelle sue applicazioni di specie, convinta che non avrei voluto mai, per nessuna ragione, diventare avvocato è l’indifendibilità di talune faccende umane.
Nello svolgimento delle vicende di Reggio Emilia, il caso nominato “Angeli e demoni”, quale avvocato accetterebbe di difendere quei mostri?
In un Paese sano, ogni singolo praticante della professione legale avrebbe fatto due passi indietro, rifiutando il mandato, poiché tali posizioni sono, appunto, indifendibili.
Chi sono davvero i demoni, dunque?
I bastardi che hanno strappato l’affetto, torturato piccoli corpi, manipolato giovani memorie e giocato con le vite di innocenti o quelli che riusciranno a trovare qualcosa da dire in loro difesa (che cosa mai?) davanti a un giudice?

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