500 ANNI DI SPAZIALISMO

E io che avevo visto nella lacerazione spaziale di Fontana lo squarcio del costato di Cristo zoommato.

Mi spiace, ma non concordo con l’idea di un “linguaggio popolare” nei pittori del passato, rispetto alla raffinatezza dei moderni.

Non esiste un linguaggio aulico e uno volgare.
Questo è quanto vuol farci credere l’elite intellettuale che governa il contemporaneo.
Il liguaggio dell’arte è uno e universale, nello spazio e nel tempo.
Tutto il resto è spazzatuta.

Il lavoro di Fontana assume significato solo in questa “installazione”, altrimenti, sembra il solito chiodo fisso dei maschi di tutto il mondo e di tutti i tempi.

Non è altro che la versione pro de “L’origine del mondo” di Courbet, ben depilata, in asse coi paradigmi di bellezza contemporanei.
Dal concettuale in poi, l’arte non è più un oggetto bensì un evento.
Un evento che accade solo nelle teste di chi lo pensa e vuole venderlo.
E lo vende!

L’arte oggi non esiste. È puro virtuale.

L’artista prima era un artigiano: veniva pagato e faceva il quadro o la scultura, insomma il lavoro. Ed era bello. In qualsiasi direzione il bello si possa spiegare.

Oggi l’artista fa l’artista.
Viene pagato e vende merda. In qualsiasi direzione la merda si possa spiegare.

Quel che accade nel mercato dell’arte non corrisponde esattamente a ciò che è.
Se facciamo vedere il “Canestro di frutta”(Caravaggio) all’otorinolaringoiatra, vedremo che ci capirà meno di niente.
Non che una laurea equivalga a sapienza.

Ma questo va bene e va bene perché l’arte non va capita, il pubblico non deve necessariamente sapere.
È questo il grande inganno. Ci sono ritratti e ritratti.
Un conto è “La Muta” di Raffaello, un altro è Teomondo Scrofalo.
Uno è arte, l’altro hobbysmo.
In pratica, uno è arte, l’altro semplicemente no.

L’intelligenza non è quello che pensiamo!
In ultima istanza, così come al principio, la pittura delle avanguardie artistiche è cerebrale, mentale, intellettuale, emblema di una cultura (occidentale e novecentesca)destinata a divenire totalemnte sterile poiché autoreferenziale.
E l’autoreferenzialità non contempla l’esistenza dell’altrui presenza. Si basta da sé.

E non perché tengo in mano due pennelli e uso la porporina per rifinire le ali della fatina posso dire “Arte”.

Meno male che qualche rara e preziosa eccezione ancora c’è, pur se fortemente osteggiata.

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2 risposte a "500 ANNI DI SPAZIALISMO"

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