DA ATENE A ROMA: IL FIGLIO DELL’UOMO

Ricolleghiamoci, oggi, al testo scritto ieri sui punti interrogativo ed esclamativo e scopriamo quale bizzarra analogia mi ha condotto ad associare il tutto a Platone e Aristotele, così come ritratti nell’affresco “La scuola di Atene”, realizzato da Raffaello Sanzio e presente in una delle quattro Stanze Vaticane (Stanza della Segnatura) a Roma.

Come sempre, i piani di lettura sono molteplici.
Il primo, il più intuitivo se abbinato al testo che ho scritto, vede in Platone il punto esclamativo; in Aristotele quello interrogativo. Ma in che modo?

Innanzi tutto, bisogna assolutamente premettere che l’opera racchiude in sé metaforicamente il transito da Atene a Roma che fisicamente il pensiero occidentale nel corso della storia umana attua.

E in effetti, addentrandoci nella narrazione visiva, troviamo in Platone lo slancio verticale, l’indagine spirituale tipico del pensiero speculativo greco; in Aristotele il dispiegamento orizzontale, l’indagine materiale, propria del pensiero pratico romano.
Entrambe le indagini si conducono col pensiero, ma sappiamo bene, si tratta di modi di pensare differenti.

I due pensatori pongono le basi della cultura occidentale tutta.
E in ogni caso, essi sono il simbolo della discesa dell’anima nel mondo materiale.
Così, nella storia della filosofia, Aristotele rappresenta proprio il passaggio del testimone, dalla metafisica alla fisica.

Non è un caso che l’epoca greco-romana sia riconosciuta come il tempo in cui l’anima dell’uomo non si riconosce più nella natura intorno e comincia a ricercarsi nella natura interna.

È interessante osservare, a questo punto arrivati, come Platone, abbia i tratti di Leonardo da Vinci, il quale tutto immerso nella Scienza della Natura era.
Mentre Aristotele assomiglia a Bastiano da Sangallo, maestro delle architetture, autore dunque della Scienza dell’Uomo.

In ultima analisi, con visione d’insieme di un percorso completo, la copp(i)a al centro della composizione, contiene e restituisce la summa teologica, la verità della Tavola Smeraldina, secondo la quale “è vero e senza menzogna; come è in basso così è in alto […].”

Conoscendo Raffaello, questo è solo un abbozzo della lettura dell’opera. Il discorso potrebbe approfondirsi per settimane, fino a giungere inaspettatamente anche al V.I.T.R.I.O.L.

Alea iacta est.

Ecco quanto.

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