DAL CERCHIO ALL’ELLISSE ATTRAVERSO LA CROCE

Se percorriamo sommariamente la storia dell’architettura sacra nel corso dell’evoluzione dell’umanità potremo delineare una continua variazione di modelli.

Quando l’uomo era un essere appena accennato, ancora bambino, il sentimento del sacro veniva rappresentato da monoliti conficcati nella terra, rivelatori di un forte sedimento tellurico e insieme di un crescente slancio tensivo verso il cielo: l’uomo era nella natura e la natura era nell’uomo e Dio era quella tacita armonia in cui ogni essere seguiva i cicli della vita secondo la sua natura, appunto.

Quando gli elementi naturali e gli astri erano adorati come vere divinità, i luoghi di culto pagano generalmente seguivano uno sviluppo circolare, sulla scia del percorso del sole lungo tutto l’anno. Ci basti pensare alle grandi composizioni megalitiche. (CERCHIO–SFERA)

L’ascesa verso il cielo ha continuato ad essere fonte di ispirazione architettonica per tutte le civiltà che si sono susseguite fino al periodo egizio, quando l’uomo cominciò a preferire la struttura conica: ziqqurat, mastabe, e infine, piramidi.

Aspetto da ritenere fondamentale è la celebrazione dei riti pubblici, essoterici: essa veniva effettuata all’esterno del nucleo sacro, in cui veniva custodita la fiamma più intima del culto a cui al solo sacerdote era consentito l’accesso (o nel caso della piramide come tomba del faraone, rappresentante del Dio in terra, la cella che ne conteneva il corpo mummificato era raffinatamente decorata e resa pressochè inaccessibile da tortuosi labirinti). (TRIANGOLO-PIRAMIDE)

Lentamente l’idea di una divinità individuale, o di un gruppo di individualità divine, più indirettamente collegate alla natura esterna all’uomo ma più intimamente connesse con le peculiarità dell’essere umano, si era ormai guadagnata il suo spazio nelle coscienze.
Fu proprio per questa introflessione del sentimento del sacro che le costruzioni finirono di tendere verso l’alto e iniziarono la loro evoluzione verso le piante a croce greca prima e latina poi, seguendo uno sviluppo orizzontale che, solo con il gotico, riacquisiscono quello slancio, decisamente più cosciente, del ritorno alle dimensioni celesti, non più intese nelle coordinate fisiche, ma come aspirazione spirituale.

La celebrazione dei riti pubblici si svolge non più all’esterno.

Ora i fedeli vengono accolti all’interno e accompagnati dalla struttura architettonica dell’edificio verso il cuore profondo del divino.
Tuttavia, questa cosa non garantisce proprio a tutti l’acquisizione dei misteri più nascosti che resta ancora appannaggio di quanti, non per ceto o per elezione elitaria. piuttosto per predisposizione dell’anima,immolano la propria vita alla Verità.
Però a tutti è concessa la possibilità di avvicinarvisi.

La croce greca (due bracci di uguale misura che si intersecano perpendicolarmente dividendo in quattro parti uguali lo spazio, riconducibile al quadrato) decreta l’entrata in scena nella coscienza spirituale dell’uomo delle due dimensioni che imprigionano l’esistenza umana: lo spazio (linea verticale) e li tempo (linea orizzontale) che trovano nel centro il perfetto dominio e l’esclusione delle e dalle stesse.(QUADRATO-CUBO)

Con la venuta di Cristo, la croce latina, invece, (una navata più lunga interseca perpendicolarmente un transetto più corto all’incontro dei quali si pone l’altare, sotto il catino absidale) ricalca letteralmente il corpo umano di Cristo, disegnando così un ideale viaggio della Coscienza attraverso la discesa nella materia, l’acquisizione della consapevolezza delle limitazioni del mondo e il ritorno alla Corona, attaversando la morte, con la Resurrezione, avendo dominato non solo gli elementi e le dimensioni in cui essi si manifestano ma anche i mondi interiori umani.(RETTANGOLO-PARALLELEPIPEDO)

Tutto ciò è possibile solo ponendosi al centro dell’incrocio dei bracci, l’unico punto in cui è possibile vedere tutto questo.
L’occhio, in ultima analisi, altro non è che una ellisse, ovvero un cerchio con un centro, Dio, e due fuochi: Uomo e Universo.

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