L’ULTIMO ABELE

(Titolo del libro di Massimo Della Penna)

Lo sviluppo e l’evoluzione terrestre procedono sempre a ritmo oppositivo di due forze, grazie al quale se ne genera una terza a riparare l’equilibrio perduto.

È cosi che da maschio e femmina, nasce la prima creatura, al di fuori del giardino dell’Eden. A questa, presto, va a contrapporsi l’antitetico contrappeso di pari potenza, ma di movimento contrario.
Abele e Caino, per cominciare obbediente e pacato il primo, ribelle e focoso il secondo, nonché assassino.

È chiaro che, fuori dalla perfezione originaria di Genesi, la perfetta creatura di Dio, l’uomo, abbia necessariamente fatto fuori la mite e passiva sottomissione.
È un sacrificio necessario.

Infatti, questa bipartizione, scaturita dal biforcuto suggerimento all’orecchio di Eva, si ripete in molte altre vicende umane.
Una, in particolare, prenderò oggi in esame.

La parabola del figlio smarrito e ritrovato che esclusivamente Luca ci narra nel suo Vangelo, a conclusione di una bella trilogia.

Dunque, la storia la conosciamo tutti abbastanza bene, essendo spesso usata ora come monito, ora come modello da seguire e con tante fantasiose e bizzarre applicazioni catecumenali.

Principalmente, la narrazione di questi fatti serve a porre l’accento sulla misericordia paterna (si chiama anche parabola del Padre misericordioso), sul fatto che per quante un figlio ne possa combinare, il genitore sarà sempre pronto ad accogliere, addirittura ammazzando
vitello grasso, il suo ritorno.

Ebbene, ci sta.
Tuttavia, abitiamo un tempo in cui non possiamo più permetterci che l’insegnamento ci pervenga dall’esterno, che il movimento interiore sia guidato da qualcosa che ci agisce dal di fuori.
Lo spostamento deve partire dall’ammaestramento a opera del nostro più profondo Maestro, dobbiamo recuperare le sue istruzioni dell’intimo più interno.
E allora, vi racconterò una diversa interpretazione.

Il figlio dissipatore, a differenza del mansueto fratello, abbandona la casa casa paterna, sfruttando tutte le sue ricchezze.

Questo atteggiamento, solitamente, viene letto in maniera molto negativa e, invece, vi dirò, è proprio questo il motivo per cui il Padre é così felice di vederlo tornare.

L’uomo abbandona il modello, deve discostarsene sempre più, sperperando tutti gli averi, fare esperienze mondane, conoscere le cose della materia e, alla fine, non diversamente dalla storia del Buddha, tutto questo condurrà al ritorno all’origine.

Dopo aver raccolto impressioni e sensazioni, essersi saziato di sentimenti e passioni, egli rientra, rinnovato nella coscienza.

Quanta gioia in quel Padre che riconosce il figlio radicalmente cambiato, giacché ha intensamente compreso.

Ecco, dunque, che la vicenda del figliol prodigo è il destino dell’uomo moderno che si separa dal fratello passivo del passato e prende consapevolezza del divino dentro la materia.

Egli oggi abbisogna di ritrovare il sacro in ogni angolo della materia, di riuscire a scovare il divino in ogni creatura vivente, di imparare a vedere lo spirituale dietro ogni sintomo terreno.

E tu, fratello, che obbedisci quieto e infecondo, destati!
Perché “A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha (Mt 13,12)”

Buona giornata del Signore a tutti.


3 risposte a "L’ULTIMO ABELE"

  1. Lettura sempre profonda e interessante, oltre la solita interpretazione un po’ preconfezionata. Leggendo mi è venuta in mente una vecchia lezione di filosofia, con il discorso della parte che, separandosi dal tutto per ottenere una sua dimensione individuale, alla fine vi torna “secondo necessità” (Anassimandro). Forse questa è un po’ a metà tra la solita esegesi e quella che proponi.

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