LA FAVOLA DI ADAMO ED EVA

Innanzitutto, reputo che dovremmo rispettare la prima missione che il Padre ha affidato alluomo: dare un nome alle cose.
Nel nome c’è tutto, il nome è tutto, poiché esso contiene al suo interno il senso intimo dell’oggetto cui si riferisce e il senso non è che la funzione dello stesso, il motivo che ne determina l’esistenza, l’impronta che ne caratterizza le forme, la traccia spirituale alla sua origine.
Pertanto, ad affermare che l’uomo era un angelo gli sto conferendo una funzione non sua. Sarebbe inoltre, opportuno, dire che cosa si intende con esattezza per peccato originale.

Se facciamo riferimento all’anatomia occulta ed esoterica, allora non possiamo non notare che ciò che noi banalmente affidiamo al sesso è, in realtà, un errore di coscienza.

Mangiando dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, l’uomo esce da uno stato deterministico per entrare in quello coscienziale.
Se si sia trattato di un atto volontario è dubbio, poiché in Eden gli esseri non erano volitivi, bensì agivano secondo determinazione e necessità.
Il peccato faceva parte del progetto.

Gli organi genitali sono per il bacino quel che il cervello è per il capo: strumenti di riproduzione.
La somiglianza tra lo spermatozoo e il neurone è significativa come pure l’immagine di un ovulo fecondato e quello di una sinapsi neuronale avvenuta.

Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza vuol dire che il Padre ci ha creato in analogia.
Come in basso così in alto.
In più proprio grazie al peccato, abbiamo avuto l’opportunità di capire e di distinguere il senso e il valore delle cose, il sacro in esse contenuto che testimonia la Sua presenza.

Solo attraverso l’errore e la sofferenza siamo in grado di sviluppare coscienza e di imparare ad attribuire i valori esatti.

Mentre le altre entità spirituali agiscono secondo la loro natura, come sopra specificato, invece l’uomo possiede una natura che gli consente di sbagliare. Un lusso.

Si capisce così, quanto è importante il peccato?

Per cui, identificare il peccato originale col solo atto sessuale, è riduttivo.
Che l’atto sessuale sia addirittura un atto di morte
è al pari del pensiero non libero dalle sensazioni provocate dagli organi di senso, abbassato di due toni.

Per me la fede è una conquista quotidiana: ogni volta che riconosco il sacro in un “oggetto” del mondo, trovandone la giusta funzione, riuscendo ad attribuire il giusto valore, chiamandolo con il suo nome, io trovo il Padre dentro di me.

Oggi è tempo di andare oltre la frasetta imparata al limitar dell’abside paesano, oltre la predica del pulpito domenicale.

Bisogna fare una scelta, se continuare a essere visti o cominciare a vedere.


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